venerdì 24 novembre 2017

I contratti di lavoro in Italia secondo le regole di Allah

I contratti di lavoro in Italia secondo le regole di Allah

Autore: Tike.news Redazione/domenica 27 agosto 2017/Categorie: FATTI

Le richieste dei lavoratori che professano la fede islamica diventano sempre più numerose e rigide. In Francia, stanno mettendo in ginocchio l'economia di diverse imprese.  E in Italia? 

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“Si avvicinano molto alle rivendicazioni sindacali. In fondo anche le richieste di condizioni di lavoro legate alle sacre regole dell'islam possono pesare sui tavoli di molti imprenditori”. Così scrive Stefano Filippi in un articolo pubblicato su Il Giornale in cui racconta le richieste, sempre più numerose, dei lavoratori musulmani, durante gli orari di lavoro, in base ai dettami dell’Islam.

I cinque pilastri della religione musulmana sono: rendere la testimonianza di fede, pregare (ovunque ci si trovi) cinque volte al giorno, versare l’elemosina rituale, digiunare nel mese del ramadan dall’alba al tramonto, recarsi in pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita. Come incidono sulla vita lavorativa? Quali sono le richieste fatte in base a queste cinque prescrizioni? Sono almeno sette. Chiedono che il venerdì sia per loro un giorno festivo, oppure chiedono di potersi assentare almeno un’ora per partecipare alla preghiera comunitaria nei luoghi di culto. Chiedono di poter rispettare le altre festività, in tutto una decina, come la Rottura del digiuno e il Sacrificio di Abramo. Chiedono pause di 15 minuti per le cinque preghiere rituali negli orari prescritti e in spazi aziendali adeguati. Chiedono permessi straordinari per i pellegrinaggi, riduzioni d'orario, alleggerimento delle mansioni, agevolazioni per le richieste di ferie nel mese di ramadan. Infine, chiedono che le mense aziendali servano piatti rispettosi dei divieti e degli obblighi imposti dal Corano. 

E’ quanto riportato nelle indagini dell’Osservatorio dei comportamenti religiosi nelle aziende francesi. In Francia, madre del laicismo, dove tutte le religioni hanno pari dignità, l’Islam “mette in croce” le imprese. I dati raccolti da questo ente pubblico dicono che il 65 per cento dei dipendenti di religione musulmana chiedono ai datori di lavori che vengano rispettati scrupolosamente i dettami del Corano.

“L'Italia non è dotata di analisi simili – scrive Stefano Filippi - non le fanno lo Stato, gli imprenditori, i sindacati”. Non ci sono nemmeno i numeri ufficiali sui lavoratori musulmani. Anche perché la religione rientra nei dati personali e gode delle leggi sulla riservatezza. Stando all’ultimo Rapporto immigrazione della Fondazione Migrantes, nel 2015 c'erano 2,4 milioni di occupati stranieri (10,5 per cento del totale, quasi tutti dipendenti), di cui 1,6 milioni di extracomunitari. Si può presumere, in base alle provenienze, che almeno un milione siano i musulmani. Mancano anche testi organici che trattino i diritti dei lavoratori musulmani come dimostra lo studio del professor Francesco Ricciardi Celsi, docente alla Lumsa di Roma. Soltanto alcuni contratti nazionali di categoria (lavoratori domestici, dipendenti di cooperative sportive e di autonoleggio, dipendenti di imprese artigiane alimentari, lavoratori del tabacco, installatori di impianti privati) disciplinano, anche se in parte, le concessioni per chi professa l'islam.

«È giusto che la materia venga regolata da accordi aziendali e non nazionali, a volte anche taciti: ci si fida sulla parola», dice Kurosh Daneesh, responsabile dell'Ufficio immigrazione della Cgil, iraniano da 40 anni in Italia a Stefano Lippi. «Le situazioni sono molto diverse ma in genere noi constatiamo una reciproca comprensione. I datori di lavoro hanno interesse a soddisfare i dipendenti, soprattutto nelle piccole imprese. Menù senza carne di maiale e permessi per la preghiera da recuperare a fine turno sono abbastanza comuni nelle realtà produttive ad alto tasso di lavoratori musulmani». Aggiunge Daneesh: «C'è attenzione anche per il ramadan perché nessuno vuole lavoratori che non si reggono in piedi. La Electrolux di Pordenone concede permessi retribuiti anche per sbrigare le pratiche burocratiche legate a permessi di soggiorno e cose del genere. Molti datori consentono di accumulare le ferie in due anni perché a volte il biglietto aereo costa come un mese di stipendio; in quel periodo i musulmani possono eventualmente compiere il pellegrinaggio rituale. In cambio, nelle aziende che producono a ciclo continuo, essi garantiscono i turni nelle feste cattoliche. Quindi i musulmani fanno comodo anche ai cristiani. Si tratta sempre di un incontro tra convenienze reciproche».

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