venerdì 24 novembre 2017

Europa, attenta agli squadristi che sono tra noi

Europa, attenta agli squadristi che sono tra noi

Autore: Tike.news Redazione/mercoledì 8 novembre 2017/Categorie: FATTI_

In Italia e in Grecia due pestaggi vergognosi, contro un giornalista e un’avvocatessa, che non devono far riflettere perché non c’è più nulla su cui riflettere, ma devono far agire. Sia le autorità, sia il Parlamento, che in Italia ancora non approva la legge che depenalizza i reati d’opinione

 

di Braveheart

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Due volti insanguinati, di un uomo e di una donna, sono i volti più visti sul web in questi giorni. Il volto di donna insanguinato è quello dell’avvocatessa greca Evgenia Kouniaki, difensore di un pescatore egiziano immigrato in Grecia vittima di un pestaggio e testimone in un processo contro Alba Dorata, l’organizzazione di estrema destra greca con 16 deputati in Parlamento, accusata di pestaggi contro avversari politici e immigrati. Il volto di uomo insanguinato è quello del giornalista italiano Daniele Piervincenzi, del programma tv Nemo.

Evgenia Kouniaki è stata colpita ad Atene, nella centralissima Alexandra Avenue, mentre cercava di salire su un autobus e sfuggire a quindici energumeni che l’hanno inseguita e picchiata. La stessa avvocatessa ha dichiarato poi in tv di aver anche chiesto l’aiuto della polizia, dai cui uffici stava uscendo per ragioni legate al suo lavoro, che però non è intervenuta. Kouniaki, per la cronaca, è stata anche legale in un processo contro Nikolaos Michaliolakis, il leader di Alba Dorata, accusato di omicidio, arrestato e poi scarcerato per decorrenza dei termini.  Daniele Piervincenzi invece è stato colpito con una testata al volto e poi bastonato da un altro energumeno, Roberto Spada, a Ostia, mentre chiedeva compostamente a Spada – davanti all’ingresso della palestra di costui - ragguagli sull’appoggio dato dalla sua famiglia, spesso oggetto di inchieste giudiziarie, all’organizzazione di estrema destra CasaPound durante le ultime elezioni di Ostia. Piervincenzi, con il naso rotto, è dovuto andar via insieme con il filmmaker che era con lui, mentre il guappo di cartone Spada e un altro come lui inseguivano e continuavano a picchiare eroicamente i due giornalisti.

Sarà il clima che si respira in Europa, sarà che l’Italia e la Grecia sono due tra i Paesi più disgraziati rispetto al resto d’Europa, sarà che in CasaPound e Alba Dorata trovino accoglienza personaggi ai quali più che le armi della politica piace la politica delle armi – cioè degli emeriti stronzi, e pure vigliacchi, visto che aggredire in quindici una donna è da vigliacchi e sferrare una testata in bocca all’improvviso a uno che ti sta facendo domande tutto è fuorché “virile” -, sarà per tutte queste ragioni assieme, ma noi gli aggressori di Evgenia e di Daniele vorremmo vederli in galera. Subito.

Non vorremmo però sentire la lagna di gente come la Raggi, sindaco di Roma per mancanza di prove, che pensa di cavarsela con la solita condanna di circostanza, quando i leader del movimento al quale ella appartiene non hanno mai perso occasione di aizzare la folla contro i giornalisti, additati come la causa di tutti i mali (i mali, che loro, i grillini, non riescono a correggere, visto che si dimostrano ogni giorno incapaci di governare, per non dire peggio). E non vorremmo sentire nemmeno gli altri che si accoderanno nella condanna verbale di queste aggressioni. Perché se è giusto che in Grecia ci pensino e si muovano le autorità greche - magari sospendendo per un attimo le loro lamentazioni qualche volta giuste, molte altre no, contro la Ue e l’euro e Bruxelles -, è altrettanto giusto che in Italia si muovano le autorità italiane e il Parlamento italiano. Le autorità italiane devono processare e condannare subito questo Spada, dato che ci sono i filmati e sono inequivocabili. Il Parlamento dovrebbe approvare subito la legge che depenalizza i reati di opinione (il carcere ai giornalisti) e che da anni giace nei cassetti, affinché sia chiaro che in democrazia e per dettato costituzionale si può parlare e scrivere senza il timore di essere arrestati, mentre non si può menare e incitare a menare con la certezza di farla franca.

Perché per come stanno le cose adesso il messaggio che se ne ricava è chiaro ed è uno e uno solo: i giornalisti si possono menare e se non vengono pestati da qualche fascistoide o grilloide si possono incarcerare, o magari zittire a suon di querele milionarie come fanno i più smaliziati, a cominciare dagli stessi magistrati, perché sono loro, i giornalisti, la causa di tutti i mali. Non la politica, non l’economia, non la malavita, non lo squadrismo di Alba Dorata, di CasaPound, del M5S e di tutti quelli che in cuor loro sono come loro, ma i giornalisti. E gli avvocati che difendono un testimone, per giunta immigrato, nei processi contro i picchiatori.

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