sabato 16 dicembre 2017

Rinascimento, nel 2018 il movimento politico potrebbe essere la "sorpresa del campionato"

Rinascimento, nel 2018 il movimento politico potrebbe essere la "sorpresa del campionato"

Autore: Lucia Casamassima/mercoledì 29 novembre 2017/Categorie: FATTI_

L'hanno chiamata “conferenza organizzativa”, la riunione del movimento Rinascimento tenutasi il 28 novembre all’auditorium in via della Conciliazione a Roma. In realtà, è stato subito chiaro che la “conferenza” voleva essere il modo con cui Rinascimento ha annunciato la sua partecipazione alle prossime elezioni politiche del 2018

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L'hanno chiamata “conferenza organizzativa”, la riunione del movimento Rinascimento tenutasi il 28 novembre all’auditorium in via della Conciliazione a Roma. In realtà, è stato subito chiaro che la “conferenza” voleva essere il modo con cui Rinascimento ha annunciato la sua partecipazione alle prossime elezioni politiche del 2018. Sul palco, Vittorio Sgarbi, il critico d’arte e storico dell’arte più “social” d’Italia, Carlo Vulpio, giornalista e inviato del Corriere della Sera, che così “social” non è, e il senatore e fiscalista Giulio Tremonti, che non eccelle solo nei conti. Tutti e tre, insieme con il coordinatore pro tempore di Rinascimento, Paolo Naccarato, davanti a una platea di circa cinquecento persone.

I tre relatori, più che organizzare qualcosa, hanno scattato una fotografia nitida e perfettamente a fuoco dello stato dell’Italia. La fotografia di un Paese che è stato bello, che è riuscito a essere all’avanguardia, che ha ispirato movimenti artistici, letterari e poetici a livello internazionale. Un Paese che possiede il 60 pe cento del patrimonio artistico mondiale (ma non lo conosce) e un paesaggio meraviglioso, ma sfigurato e maltrattato. Un Paese che ha dato i natali a molte personalità geniali. Come Leonardo da Vinci, per esempio.

La domanda tacita che i tre hanno posto è: come ci siamo ridotti? Com’è possibile che la Bella Italia viva questo squallore dopo aver dato il Rinascimento al mondo intero? Le risposte non sono state certamente timide e contenute. Carlo Vulpio, ha subito esordito dicendo che il Rinascimento è un Ricominciamento. Appena rientrato da un viaggio nel Mediterraneo, ha preso come esempio Israele, un Paese che è riuscito a strappare la terra al deserto rendendola fertile, grazie alla visionarietà di uomini che si sono avventurati in una impresa grandiosa nonostante lo scetticismo e la derisione generale, persino da parte degli agronomi più famosi del mondo, tuttavia tenaci nel raggiungimento dello scopo “folle”. “Che cos’è il Rinascimento - ha detto Vulpio -, se non un movimento di pazzi, ma di pazzi alla maniera di Erasmo da Rotterdam, pervasi da quella follia visionaria, sognatrice, di cui c’è disperatamente bisogno?”. 

Vittorio Sgarbi, forse per la prima volta, ha preferito soffermarsi più sulla storia politica italiana che non sull’arte. Ha celebrato la triste sparizione dei partiti tradizionali, nati da e per un’idea, attorno a importanti pensatori e studiosi come Nenni o Gramsci (…), raccontando tutto ciò che l’Italia ha visto e vissuto da allora fino ai nostri giorni. “Giorni di nulla - ha detto Sgarbi -, giorni di merda, giorni di Grillo”. Ragioni sufficienti per il critico d’arte - amante avido e passionale della nostra penisola e della nostra storia, di Leonardo e di tutti i genii nati dal ventre italiano -, per impegnarsi in un nuovo Rinascimento.

Anche Giulio Tremonti, forse per la prima volta, non ha parlato solo di conti. Il suo discorso, fine e intelligente, ha descritto la situazione non più tollerabile di un Paese che degenera giorno dopo giorno. Un Paese organizzato male, afasico, che non riesce a produrre reddito. Un Paese nel quale non c’è più posto né per gli italiani né per nessun altro. La prova di tutte le difficoltà sottolineate dall’ex ministro è stata il racconto dell’esperienza di un giovane avvocato italiano laureatosi più di cinque anni fa all’Università Bocconi di Milano. “Dopo la laurea avevo la possibilità di lavorare a Roma o a Londra. Ho scelto Londra”. Ora, il giovane avvocato vive nel Regno Unito e non ha la più pallida intenzione, come tutti gli italiani residenti all’estero, di rientrare in patria. E dice: “Bisogna facilitare l’accesso al credito, snellire la burocrazia e l’apparato amministrativo, e fare in modo che gli italiani tornino ad avere fiducia nel proprio Paese. Solo per questa via sarà possibile che l’Italia torni credibile e attragga anche investimenti esteri”.


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